
| In questo luogo in cui il fare e il parlare succedono in una sintonica contemporaneità, i bambini sembrano incontrare tra stupori e suggestioni il proprio rapporto con la quantità, la grandezza, i ritmi dei colori, le classificazioni, nuove parole di senso; tutto ciò sostenuto da un immaginario in continuo movimento.
C.: Io la lancio… e tu la vai a cercare. S.: Non c’è… C’è meno luce!
(immergendosi completamente)
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…Questi sono probabilmente solo alcuni dei possibili
incontri tra bambini e Pallestra che l’adulto è riuscito a cogliere,
con la consapevolezza che le strategie personali di approccio con
questo 'luogo' suggeriscono ben più complesse interpretazioni… tratto da: E’ la piscina: immaginari nella Pallestra, Asilo Nido 'Cervi', Reggio Emilia, 1996
C.: L’ho fatta sparire… La cerco io! Sono
un pesciolino e quando ho finito vengo fuori! 'C’è la blu… verde…
rossa… viola… Le ho contate!'. | 
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| E’ il mio nido. Io sono mamma uccella… Perché lui è il mio piccolino!
(indicando la bambola).
Stai sotto uccellino… lasciamolo dormire il mio
uccellino… adesso dormo anch’io! E’ il mio nido. Io sono mamma
uccella…
Perché lui è il mio piccolino! (indicando la bambola). Stai
sotto uccellino… lasciamolo dormire il mio uccellino… adesso dormo
anch’io!
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…La notevole attrattiva esercitata dallo strumento è certamente da ricondurre, in ampia misura, alla composita ma armonica componente cromatica, come a quella sonora. Non è da sottovalutare però il ruolo giocato dalle palline in quanto oggetto ludico immediato. La pallina è un giocattolo presente ben presto nell'esperienza dei bambini. Le dimensioni delle palline della Pallestra, così come le caratteristiche legate alla materia utilizzata - la plastica - ne fanno un oggetto privilegiato per un'intensa e spontanea attività manipolatoria: la pallina può essere afferrata con una sola mano (anche dai più piccoli), compressa entro un certo limite, la si può lasciar cadere e poi riprendere, la si può lanciare. La superficie liscia rende piacevole la manipolazione ma anche altre modalità di approccio e di esplorazione: spesso i più piccoli portano alla bocca e 'ciucciano' le palline, le battono sul capo o su altre parti del corpo, peraltro senza alcun danno o rischio grazie alla loro leggerezza ed elasticità. Una utilizzazione abbastanza immediata, soprattutto da parte dei più grandi, è costituita da giochi che implicano il lanciare, dallo scambio a diverse forme di tiro al bersaglio. La varietà dei colori consente all'operatore di strutturare giochi (o di introdurre varianti in quelli già in corso) implicanti il riconoscimento di uno o più colori o una vera e propria attività classificatoria in funzione del colore… L'esperienza del gruppo di lavoro 'Pallestra' della Comunità Educativa di Palermo, di Angelo Cottone, in 'esperienze sociali' N° 56, Gennaio 1988, Anno XXIX, n.1.
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L'utilizzo della Pallestra è stato da noi
finalizzato alla comprensione di quanto le magiche e colorate palline
favoriscano la relazione e quindi la comunicazione gestuale e verbale
tra bambini e tra bambini e adulti. Tale finalità l'abbiamo
sperimentata con piccoli gruppi di bambini, sia in situazioni di
normali attività di laboratorio, che in situazioni strutturate per
bambini con difficoltà di apprendimento e/o relazione. …Anche
a livello psicomotorio le stimolazioni e le possibilità sono risultate
più complesse: schema corporeo, equilibrio, rilassamento ecc. sono
percepiti dal bambino in una situazione di gioco, di piacere e di
scoperta, molto naturale. Si sono osservati comportamenti complessi
anche in riferimento alle soluzioni di problemi cognitivi. Ad esempio,
come affondare, sommergere un pallone di dimensioni giganti? Le
strategie che i bambini hanno messo in atto, verbalizzandole, sono
risultate interessantissime. La verbalizzazione delle sensazioni
provate dai bambini è risultata ricca e articolata, sia durante
l'esperienza che successivamente. Sono state improvvisate anche brevi
drammatizzazioni e l'invenzione di situazioni linguistiche
particolarmente significative. Gli adulti,
superato il momento della piacevole scoperta, hanno cercato di tradurre
didatticamente le possibilità della Pallestra. La valutazione che le
insegnanti hanno dato dell'esperienza é stata quella di aver ricevuto
una notevole sollecitazione ad affinare ulteriormente le loro
competenze, in particolar modo relativamente all'osservazione e alla
verifica; ad esempio attraverso l'uso di strumenti come il video-tape.
| ...Manuel (5 anni e 9 mesi) 'Mi
piace nuotare, tuffarmi dentro le palle, mi piace nuotare con il
salvagente (tavoletta gialla), mi piace tuffarmi con Omar con la mano.''
Stefano (6 anni) (Giuliano, io, Antonio dentro la Pallestra) 'Mi
è piaciuto di più andare sopra al gommone (tavoletta gialla), mi piace
giocare con i miei amici nella Pallestra con le palline, poi mi piace
tirare le palline addosso agli amici e in aria' .
Luca (6 anni) 'Io
(Luca) dentro la Pallestra volevo fare alla Simona uno scherzo perché
mi coprivo delle palle, così quando arrivava sentivo il rumore e mi
tiravo su.'
Simona (5 anni e 11 mesi) 'Mi piace nuotare e coprirmi con le palle, andare sulla scaletta e buttarmi dentro.'
Alessandra (5 anni e 6 mesi) (Manuel dentro la Pallestra) 'Mi piace nuotare, mi piace fare un tuffo all'indietro e davanti poi mi piace andare sul salvagente in piedi e saltare.'
Ermanno (5 anni e 9 mesi) 'Mi piace nuotare e poi mi piace quando sono dentro scalzo con i piedi che mi fanno un po' male'.
Francesca (5 anni e 9 mesi) (Io dentro la Pallestra) 'Mi
piace saltare, nuotare, andare sott'acqua, le palline quando sono
dentro mi fanno il solletico, mi piace star dentro perché c'è le
palline fresche'.
Stefania (5 anni e 6 mesi ) 'Mi piace che le palline non mi fanno alzare in piedi, mi piace andare dentro e farci il nuoto e tuffarmi.'
Scuola Materna Statale Via Savona, Sesto San Giovanni (Mi), 'La Pallestra', di Laura Riccardi, Coordinatrice, in 'bambini', 1987 |
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 foto tratta da ?RI-USCIRE! di Stefania Guerra Lisi (a cura di) Borla Editore, Roma, 1991 |
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Fase respiratoria: rilassamento; inspirazione; espirazione
Rilassamento.
Con 3/4 bambini, l'educatrice crea una situazione di gioco invitandoli
a sdraiarsi sopra le palline, a chiudere gli occhi e a 'sognare' di
essere cullati dalle onde del mare oppure di pensare a momenti
piacevoli che favoriscono un rilassamento totale. Durante la fase del
rilassamento avviene anche un controllo della respirazione che deve
essere il più possibile lenta. Inspirazione.
Creando situazioni di gioco, l'educatrice invita i bambini ad inspirare
profondamente trattenendo l'aria e immobilizzandosi; esempio: giochi di
finzione, imitativi 'siamo dei sub e dobbiamo trattenere il respiro per
non fare entrare l'acqua in bocca.' Altra modalità è l'inspirazione
legata al movimento attraverso il gioco dei tuffi. La richiesta fatta
al bambino è quella di inspirare prima di tuffarsi. Espirazione.
Alla fase inspiratoria segue quella espiratoria, che può essere
spontanea o guidata. Inizialmente l'espirazione avviene in modo non
razionale, ma istintiva come reazione all'esercizio precedente; in
questa fase l'educatrice non fa richieste, ma porta i bambini alla
consapevolezza che l'aria che entra nel nostro corpo deve sempre
uscire. Successivamente guiderà questa espirazione richiedendo
l'emissione lenta dell'aria. Gli esercizi respiratori vengono
fatti in immersione per far notare ai bambini che il loro respiro fa
alzare e abbassare le palline. Esempio: mentre un gruppo di bambini
all'esterno della Pallestra tiene gli occhi chiusi, l'altro si nasconde
sotto le palline. L'educatrice dice di aprire gli occhi e invita ad
individuare i compagni cogliendo i movimenti prodotti dal respiro; i
bambini notano che: 'si muovono le palline, si alzano e si abbassano',
'la pancia si muove per respirare.'… 'Esperienza senso-motoria - Pallestra' Scuola Materna Comunale Via Marazzani, Milano, 1986 -1987 |
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Il percorso educativo parte dalla coppia (genitore-bambino) e si sviluppa seguendo tre parole chiave: separazione, autonomia, socializzazione… La Pallestra viene proposta inizialmente alla coppia come luogo in cui essere contenuti, avvolgersi, comunicare, dare e ricevere; ma anche come luogo in cui stare uniti e separati, fondersi e distanziarsi e infine definirsi (immergendosi e riemergendo, facendosi posto). In seguito l'educatrice si inserisce nel gioco della coppia, si rivolge al bambino e al genitore alternativamente, entra 'fisicamente' nel loro gioco, nel loro stretto rapporto come un terzo elemento che li distanzia. Così il bambino può fare l'esperienza della distanza fra sé e la madre come di uno spazio in cui affermare sé stesso… Servizio Nuove Tipologie 'Vola al Nido', Asilo Nido 'La Mongolfiera', Santarcangelo di Romagna, 1999
…Nella sezione dei bambini 'piccolini' dai sei mesi ai quattordici mesi: in questa sezione, dove molti bambini non possiedono ancora una autonomia motoria o la stanno conquistando, le educatrici hanno osservato che i bimbi molto piccini si sono trovati in leggera difficoltà, mostrando un po' di timore per la mancanza di equilibrio e di stabilità. Per agevolarli, aiutandoli a familiarizzare con il materiale abbiamo pensato di diminuire ulteriormente lo strato di palline lasciandone all'interno circa 2.000 e di permettere la presenza di un adulto insieme ai bimbi, dentro la Pallestra. I bambini si sono sentiti rassicurati, hanno potuto così accostarsi al materiale, osservandolo con curiosità grazie anche alla moltitudine di colori decisi; esplorandolo con la bocca; afferrandolo e lanciandolo, affinando in questo modo la capacità di prensione. Asilo Nido Comunale 'Girasole', Cinisello Balsamo, 1997
…L'utilizzo della Pallestra da parte della sezione piccoli (bambini di età compresa tra i 12 e i 20 mesi) è stato molto positivo. Infatti catturava l'attenzione dei più piccoli con le sue palline colorate, mentre ai più grandi permetteva di liberare e sfogare i loro impulsi come poi di rilassarsi e lasciarsi andare. Il clima è sempre stato frizzante e gioioso anche per coloro che al primo impatto si mostravano diffidenti, ma rassicurati dalla presenza all'interno della Pallestra stessa della loro educatrice… Asilo Nido 'La Filastrocca', S.ta Lucia - Verona, 2000
…L’esperienza con i bambini medi e grandi ci ha spesso sorprese, in quanto la Pallestra ha funzionato, per alcuni, come luogo di rilassamento, di diminuzione di tensioni toniche e muscolari che si protraevano a volte nel corso della giornata; per altri è servita come sblocco emotivo, luogo di scatenamento sia fisico che verbale, da cui i bambini uscivano soddisfatti (e spesso controvoglia!). Per i più grandi, dove la comunicazione avviene anche attraverso il linguaggio, la Pallestra ha dato stimoli per la conoscenza dei colori, ma soprattutto il linguaggio si esprimeva con notevole fantasia, dando alla Pallestra valore simbolico, favorendo tra i bambini un dialogo vivace e sorprendente… Asilo Nido Comunale Via Ostiglia, Milano, 1989
…Utilizzata da bambini medio/grandi (21/26 mesi) con grande entusiasmo. I timori del primo impatto sono stati ben presto superati riproponendo il gioco più volte. In particolare la presenza dell'educatrice dentro con i bambini ha rassicurato anche quelli che si sentivano insicuri o impauriti dallo sprofondare tra le palline. I bambini hanno utilizzato la Pallestra per fare salti, tuffi, lasciarsi sprofondare, per fare il gioco del cucù nascondendosi interamente sotto, o solo con parti del corpo (piedi, gambe, mani, ecc…) per poi farle ricomparire. Guidato dall'educatrice, è stato molto gradito il gioco sui colori, cercando di trovare tutte le palline dello stesso colore, oppure due palline gialle, rosse, verdi… (concetti di colore, di quantità, di uguaglianza, di differenza). L'attività della Pallestra ha favorito anche lo sviluppo dell'ambito motorio, cognitivo, e di una migliore relazione tra i bambini (accettando il contatto fisico occasionale)… Asilo Nido 'La Filastrocca', S.ta Lucia - Verona, 2000
Daniele (29 mesi); Ryan (31 mesi); Stefano (31 mesi); Mirko (34 mesi). L'entusiasmo dei bambini è indescrivibile. La loro prima reazione è quella di correre verso la piscina, chinandosi su di essa ed appoggiando la pancia sul bordo. Quindi Stefano e Daniele si accomodano sui gradini della scaletta con l'intenzione di sfilarsi le scarpe; ma Daniele dopo qualche tentativo chiede il mio aiuto chiamandomi. Stefano invece ha evidentemente trovato meno difficoltà, infatti si accinge ad entrare con i piedi scalzi… Mirko è ancora sulla scaletta, è seduto, si guarda intorno, sorride, ma non riesce a nascondere un velo di timore. Quindi si alza in piedi deciso e si tuffa all'esterno, sul pavimento… Stefano ha scoperto il pezzo di gomma piuma: lo afferra e dopo averci giocato per pochi istanti, lo getta al di fuori dei bordi. Forse pentito del gesto, Stefano esce dalla piscina e si dirige verso la gommapiuma con l'intenzione di rimetterla all'interno. Tenta, ma non vi riesce. Ryan è pronto ad accorrere in suo aiuto con un 'NO, io!' Ed allontanando Stefano sistema il tutto… Stefano, Daniele e Ryan intanto sono usciti dalla vasca ed iniziano a mettere alcune palline nei cassetti di un mobiletto, che si trova nella stanzetta… Mirko, intanto, con una eccezionale dose di coraggio, si immerge con entrambe i piedi, e reggendosi al bordo si siede fra le palline. E' un'azione che svolge quasi al rallentatore. Manipola qualche pallina e poi risale sulla scaletta. Quindi ormai sicuro si cimenta in un tuffo di pancia. Sorride. Risale sulla scala e dalla posizione in piedi esegue un altro tuffo. Riemerge e decide di raggiungere il pavimento scendendo di pancia dalla scaletta. Ora dopo essersi rituffato, nuota assieme a Daniele divertito. E' in continuo movimento: sale e scende dalla piscina ininterrottamente. E' adesso coricato a pancia in su, fra le palline, e ad ogni tuffo tende ad infilarsi sempre più verso il fondo della piscina (verso il bordo opposto). Mentre si siede a riposarsi sulla scaletta noto una delle sue calze a penzoloni; lo invito ad avvicinarsi se vuole che gli venga sistemata quest'ultima, ma guardandomi ignora il mio invito e si tuffa. Sgambetta e si rilassa con la schiena rivolta alle palline. Si gira su di un fianco, prendendo spunto da Daniele e, si rilassa nuovamente. Stefano e Ryan vanno, intanto, da un cassetto all'altro. 'Ecco qui le altre palline!!' esclama Stefano. Mirko esce, prende la gommapiuma, la posa all'interno e vi salta sopra con un tuffo. Anche Stefano entra a fare una nuotata: 'Adriana, guarda!' mi dice, richiamando la mia attenzione su di sé, quindi esce con due palline in mano e le ripone in uno dei due cassetti. Daniele ride di gusto, mentre si tuffa. Mirko esce dalla piscina utilizzando la scaletta e strisciando sulla pancia… Asilo Nido Comunale Via Palletta, Milano, 1985 |
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Se nella Pallestra vuoi andare, le scarpe devi levare, devi esser piccolino, della materna o delle elementari, primo ciclo, bel bambino! Puoi tuffarti dentro come un pesce che si butta e poi esce. Puoi rotolare come un gatto che poi si nasconde quatto quatto. Puoi saltare come un delfino e sentirti birichino. Puoi gioire da morire e massaggiarti a non finire. Puoi afflosciarti comodamente come il tuo corpo lo consente. Puoi cantare credendo di essere in mezzo al mare. Le palline colorate puoi lanciare cercando di non farle scappare. Chi è sparito in fondo alla Pallestra puoi indovinare, poi dirlo alla maestra. Com'è bello muoversi nella Pallestra, l'ha provato anche la maestra. Quanta gioia ed allegria in questa bella scuola mia! |  Classe prima B, Scuola Don Minzoni, A.S. 1998/1999: tratto dal Sito internet del Circolo Didattico n° 3 di Firenze |
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Lo scopo della nostra Pallestra è stato proprio questo: suscitare, facilitare, incrementare la rete delle relazioni tra bambini che spesso si isolano o adottano modalità aggressive perché non ne conoscono altre.La Pallestra è diventata un contesto facilitante di dialoghi propositivi, aperti e accoglienti verso 'l'altro', di rispetto delle regole per poter godere della socialità del gioco e del piacere di inventare e fantasticare. …Così, dopo le prime esperienze spontanee di scoperta, esplorazione, racconto e vissuti liberi, ci si è posti l'obiettivo di finalizzare alcune attività di gioco per far pensare, riflettere, rielaborare le varie esperienze ad un livello di concettualizzazione più elaborato. …La Pallestra intesa come 'ambiente da vivere' è stata arredata di volta in volta con tulle, cuscini morbidi, stoffe… molteplici materiali hanno contribuito a rendere ancora più curiosa e stimolante l'esperienza per tutti i bambini della scuola che poi divertiti disegnavano, dipingevano, coloravano al laboratorio di pittura con tempere, acquarelli, pastelli su fogli grandi, piccoli, rotondi come le palline… Le esperienze condotte nella Pallestra sono state un tuffo nella fantasia, nella corporeità, nella sensorialità e nell'emozione vissuta, raccontata e anche dominata: tuffi da altezze sempre più elevate oppure la scoperta del buio in un ambiente instabile ma non insicuro… Setting: Laboratorio psico-motorio Obiettivo: Riuscire ad ascoltare, completare e drammatizzare una storia
Il fuoco
Colibrì era un uccellino piccolo piccolo, ma molto intelligente e curioso. Un giorno, durante una fitta nebbia, si perse in un bosco pieno di Fiumi e di Rocce, di grandi Fiori e di Uccelli con lunghissime Piume. Stanco, sporco e affamato vide un grande buco nero ed entrò: era la casa del Fuoco. Che meraviglioso spettacolo quelle fiamme mobili come onde, ardenti come il sole, misteriose come il sogno! Colibrì si guardò attorno: c'era un animale-guardiano, rosso di pelo e nero di criniera, che guardava saettando da tutte le parti con un occhio solo. Colibrì si nascose e aspettò. Avrebbe portato il Fuoco a dei suoi amici lontani, che ne avevano tanto bisogno per (raccontano i bambini): 'Per cucinare le cose da mangiare: le mele, per scaldarsi perché c'era la nebbia e avevano tanto freddo, per fare luce e per bruciare perché era buio con la nebbia e si scontravano'. Appena il guardiano si addormentò, russando come russano gli animali-guardiani, Colibrì, velocissimo, incendiò la punta della sua coda e fuggì portandosi appresso la piccola fiamma.
Attività
La Pallestra è la casa del fuoco ed è interamente ricoperta da un telo nero; all'interno, sopra le palline, ci sono dei tulle rossi, gialli, arancioni. Sparsi per il salone, i grossi blocchi di gomma piuma rappresentano le rocce, del tulle azzurro i fiumi; sul muro, con il proiettore, vengono inviate le immagini di volta in volta di un bosco, delle fiamme rosse e gialle… Colibrì ha una coda. L'animale guardiano è vestito 'di fuoco'. L'insegnante racconta la storia mentre i bambini drammatizzano la vicenda; gli animali guardiani cercano d'impedire agli uccellini di prendere il fuoco ma loro si intrufolano dentro la casa del fuoco sotto il telo che ricopre la Pallestra. Al termine del racconto ci sediamo in cerchio e i bambini raccontano cosa è piaciuto:
Greta: Mi è piaciuto il buco del fuoco perché c'era il telo nero e il fiume. Sibilla: Gli uccellini prendevano il fuoco. Lorenzo: Sembrava un fuoco vero perché andavano in alto le fiamme e poi ricadevano dentro la piscina. Era bella anche la cascatella. Federico: Mi è piaciuto andare a spasso a dare le beccate sugli alberi perché stavo mangiando le cose. Daniele: A me è piaciuto che avete chiuso il buco nero con dentro noi. Eleonora: Quando si è aperto il buco nero pensavo che c'era un'altra cosa più bella del fuoco. Gli amici mi piacevano di più.
…La Pallestra è diventata laboratorio in cui 'sperimentare' l'emotività, il sogno, l'immaginario, in un gioco infinito che mobilita energie fisiche e mentali; data la risposta positiva dei bambini e la loro attenzione per questo ausilio nel rispetto di regole precise, il loro coinvolgimento sempre totale e corale, abbiamo deciso di allargare la Pallestra e renderla ancora più confortevole per ciascuno e per tutti i nostri bambini perché pensiamo non debba restare un 'privilegio'; ogni bambino deve avere la possibilità di sperimentare la ricchezza di stimolazioni che derivano dal contatto con un ambiente così inusuale. A chi l'ha già provata e a chi la proverà diciamo: buon divertimento!' Scuola materna 'Andersen', Istituto Comprensivo 'A. Moro', Seregno (Mi) 2000
…La Pallestra è stata utilizzata per completare il lavoro iniziato con i bambini sul mulino. Con i tre livelli di età (3-4-5 anni) si sono voluti affrontare determinati concetti formali di spazio e tempo. Per realizzare tali concetti si è pensato di proporre la semina affrontandola in modo diverso a seconda dell’età dei bambini. I 'piccoli' si sono immedesimati nel seme di grano che veniva seminato nel campo (Pallestra) e completamente coperta dalla terra colorata (palline). La crescita avveniva gradualmente, aiutata dalla pioggia (palline azzurre) fatta cadere dalle insegnanti addosso ai bambini (semini) e dai raggi del sole (palline gialle). I 'medi' e i 'grandi' hanno raccontato con il loro corpo la successione delle fasi dalla crescita delle pannocchie alla macina del grano per arrivare alla farina. La semina è stata affrontata considerando la successione delle stagioni (ciclicità). La Pallestra inizialmente è diventata il campo di grano, poi si è trasformata in mulino, dove i bambini (chicchi di grano) venivano macinati e trasformati in farina.
Il mare mosso
Utilizzando palline di colore blu e bianco dove i bambini si trasformano in tanti pesciolini, l’insegnante diventa il pescatore che con la canna da pesca tenta di raggiungerli. I pesciolini rimangono seduti immersi fino al collo e il loro spostamento avviene con l’aiuto del bacino e delle braccia, solo così potranno sfuggire al terribile pescatore.
Il campo
Le palline utilizzate in un primo momento sono marroni (terra), i bambini diventano delle talpe che con il loro corpo muovono la terra. I bambini contadini con un cestino contenente i semi (palline verdi) scacciano le talpe e seminano l’erba; nel frattempo un gruppo di tre bambini vengono immersi nel prato e il loro ruolo sarà di spaventapasseri che dimenando il corpo (liberamente) dovranno mandar via gli uccellini (bambini che si trovano ai bordi esterni della Pallestra) che tentano di rubare i semini verdi con le mani. Il rilassamento corporeo viene a rappresentare il riposo dello spaventapasseri dopo aver scacciato gli uccellini.
I quattro nanetti
La Pallestra si trasforma in una miniera con tante pietre preziose colorate. Il capo dei nanetti è triste perché la sua casa (grande scatolone) è priva di colori. I suoi amici decidono di aiutarlo e con dei secchielli arrivano piano piano nella miniera, e scivolando tra le pietre preziose, cercano quelle pietre dettate dalla Fata Iridella e le rovesciano nella casetta, creando così la gioia del grande capo che finalmente può vedere la sua casa immersa di colore.
La pancia della mamma
Con sottofondo musicale per consentire un profondo rilassamento corporeo. Decidiamo di far finta di essere nel grembo della mamma (palline bianche); i bambini (tre) si sdraiano sul dorso muovendo i segmenti corporei. I bambini rimangono a occhi chiusi sperimentando i movimenti delle gambe, braccia, testa, variando la velocità. Ne approfittiamo così per far consolidare ai bambini la percezione del loro corpo a livello segmentario. In seguito alle attività svolte in Pallestra i bambini hanno riprodotto graficamente se stessi all’interno della Pallestra cogliendo nei particolari, posizioni, forme e colori. Avvalorando così il concetto spazio-tempo. Scuola Materna di Sabbionara (Tn), 1998 |
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…L'ambiente, nel senso più allargato del termine, è un momento
determinante per produrre cambiamenti, per favorire l'apprendimento e
la crescita armoniosa del fanciullo… e per ambienti non si intendono
solo spazi fisici ma anche atteggiamento mentale e disponibilità degli
adulti. Per questo motivo nel nostro Centro abbiamo dato tanta importanza alla
predisposizione di locali e situazioni favorenti l'interazione, lo
scambio, il gioco. In una delle nostre stanze troneggia, per l'appunto,
la Pallestra… che è senza dubbio un ambiente a misura di bambino.
…Ogni movimento è un turbinio di palline che sollecita la voglia di
buttarsele addosso, di vederle rotolare, ricadere, di sentirle cozzare
le une contro le altre o risuonare sul pavimento dove rimbalzano
andando a nascondersi in ogni angolo... e poi... riposare abbandonati,
quasi come bambini, sentendo le rotondità che premono contro il corpo,
il liscio sotto i polpastrelli, a contatto della pelle delle braccia,
delle gambe, del viso... come un abbraccio rassicurante.
Aver sperimentato la Pallestra direttamente ci ha permesso di capire, o
intuire meglio, le reazioni e i comportamenti dei bambini, in modo da
poter sostenere e/o condividere l'esperienza con loro. La maggior parte
dei piccoli, per quanto problematici, non hanno avuto bisogno di
particolari inviti o suggerimenti per giocare nella Pallestra.
- Silvia e Marta si passano le palline ad una ad una, poi - con le
manine congiunte a mo' di coppa - le lanciano in aria, godendo in
anticipo della doccia di colori.
- Fabrizio e Manuel si sfidano a costruire un trampolino sempre più
alto, da cui saltare dentro le palline, in avanti, all'indietro,
facendo una capriola e così via.
- Katia le ordina per colore, Anna le infila in un lungo tubo per
farle ricadere in un secchiello ed, infine, Alessandro (non ancora in
grado di camminare autonomamente) sperimenta l'ebbrezza di reggersi da
solo, sostenuto dalle migliaia di sfere: si gira, si volta, si rotola e
ride felice a voce alta. Si sente 'pallina' anche lui, finalmente
libero dai limiti, poiché tutto è possibile in questo mondo magico.
Solo qualcuno, tra i più piccoli o diffidenti, ha avuto bisogno di un
po' di tempo e dell'esempio di un compagno più intraprendente (o della
compagnia della mamma) per avventurarsi in quel mare di palline, ma,
vinta l'iniziale diffidenza, si è sentito sostenuto e contenuto, in
modo gioioso. Tanto è vero che si è poi mostrato disponibile per le
prime avances verso l'altro e l'ambiente. Spesso le mamme, sollecitate
dai loro bambini, o invitate da noi, sono entrate in Pallestra: in un
primo momento alcune si mostravano un po' imbarazzate ma,
successivamente, tutte si sono rilassate e coinvolte nello scambio con
il proprio piccolo, hanno recuperato l'atteggiamento infantile: lo
scherzo, la risata, il piacere legato alle sensazioni tattili e
corporee, l'abbandono alle emozioni... sono entrate in una specie di
'momento magico' in cui diventavano autentiche compagne dei loro figli.Ambienti che favoriscono il gioco, in 'In gioco - Comunicazione,
apprendimento, libertà, plasticità, piacere: il futuro dell'uomo', di Itala Riccardi Ripamonti, logopedista, responsabile del
Centro di Rieducazione Ortofonica di Cusano Milanino (Mi), 1998
Ci mancava anche la
Pallestra per complicare i già difficili rapporti fra la pediatria di
base e la pediatria consultoriale. Perché, da quando al consultorio
abbiamo introdotto la piscina con le palline, qualche bambino ha
cominciato a ribellarsi all’idea di dover andare nell’ambulatorio
dell’altro dottore (il curante): 'se non ci sono le palline, non
vengo!' diceva perentoriamente; e tutti sanno come è difficile oggi
contrastare il desiderio infantile.…Si
cercavano le ragioni del perché i consultori e la pratica dei controlli
preventivi non ottenevano più il consenso avuto nei primi anni di
avviamento. …Ci erano parse più verosimili analisi che scendevano dal
terreno ideologico a quello pratico: consultori e prevenzione venivano
percepiti dalle famiglie sempre più come servizi superflui, a cui si
poteva rinunciare senza alcuna penalizzazione della salute; abbiamo
allora pensato che il senso di un consultorio dovesse trovarsi proprio
nel setting e nei comportamenti preliminari al controllo medico,
liberando attraverso il gioco la motricità del bambino, valorizzando la
parola dei genitori riguardo informazioni e consigli, promuovendo e
diffondendo la lettura del libro per la prima infanzia. La
trasformazione della sala d’aspetto in una stanza giochi determina nel
bambino un piacere immediato di muoversi, di eccitarsi con i compagni
che trova, già tutti mezzi nudi, di scoprire dei giocattoli come li ha
a casa ma anche delle cose con cui non si era mai divertito prima, come
un enorme pallone di gomma o una piscina dove, al posto dell’acqua, ci
sono delle magiche palline colorate… A dispetto dei canoni del
setting psicoterapeutico, gretti e aridi, mi è sempre piaciuto il
bambino che se ne va da una visita o da un trattamento portandosi via
qualcosa, un pennarello, un biscotto, un lecca-lecca, una maschera, un
bacio. E dunque anche una pallina. Il tempo ha dato ragione ai pensieri
generosi: le palline dopo tre anni sono sempre là, un bel mucchio; non
saranno ottomila ma sono ancora tante, rosse, verdi, nere, bianche,
viola, marroni, blu, gialle… Una Pallestra nel consultorio pediatrico, di Sergio Sergi e Silvana Bonetti, Servizio di NPI, U.S.L. Prato, 1986 |
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 dalla 'Guida ai servizi per i piccoli cittadini' - Comune di Firenze - gennaio 2000 |
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Indice documenti appartenenti alla sezione infanzia, in ordine cronologico
Asilo Nido Comunale Via Palletta — Milano, 1985
'Una Pallestra nel consultorio pediatrico', di Sergio Sergi e Silvana Bonetti - Servizio di N.P.I. - U.S.L. Prato, 1986.
'Esperienza senso-motoria - Pallestra' - Scuola Materna Comunale Via Marazzani - Milano - 1986/1987
'La Pallestra', di Laura Riccardi — Coordinatrice Scuola Materna Statale Via Savona — Sesto San Giovanni (Mi), in 'bambini', Ed. Junior - Gennaio 1987
Andrea Canevaro, Dipartimento di Scienze dell’educazione, Università di Bologna, 1988
'L'esperienza del gruppo di lavoro 'Pallestra' della Comunità Educativa di Palermo'- di Angelo Cottone, in: 'esperienze sociali' N° 56, Gennaio 1988, Anno XXIX, n.1.
Asilo Nido Comunale Via Ostiglia — Milano, 1989
'E’ la piscina': immaginari nella Pallestra — Asilo Nido 'Cervi' — Reggio Emilia, 1996
Analisi pedagogica del 'sussidio' Pallestra, Piero Crispiani, Pedagogista, Direttore Didattico, Direttore di 'PRIMASCUOLA' Ed. Armando, 1996
Asilo Nido Comunale 'Girasole' — Cinisello Balsamo, 1997
Scuola Materna di Sabbionara (Tn), 1998
Classe prima B Scuola Don Minzoni - A.S. 1998/1999: tratto dal Sito internet del Circolo Didattico n° 3 di Firenze
Servizio Nuove Tipologie 'Vola al Nido', Asilo Nido 'La Mongolfiera', Santarcangelo di Romagna, 1999
Scuola materna 'Andersen' - Istituto Comprensivo 'A. Moro' Seregno (Mi) A.S. 1999/2000
Asilo Nido 'La Filastrocca', S.ta Lucia - Verona, giugno 2000
'Ambienti che favoriscono il gioco, in 'in gioco - Comunicazione, apprendimento, libertà, plasticità, piacere: il futuro dell'uomo', pp. 226-8, di Itala Riccardi Ripamonti - logopedista - responsabile del Centro di Rieducazione Ortofonica di Cusano Milanino (Mi) Collana EDUCAZIONE E DIDATTICA - © 1998 Ugo Mursia Editore - Milano |
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