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integrazione
…e in particolare quei bambini che si presentano con accentuate difficoltà nella crescita, con disarmonie e incapacità nella motricità, e con evidenti rischi che tali difficoltà si riflettano nella percezione di sé e nello sviluppo dell’intelligenza, possono avere, con la Pallestra, un’occasione quotidiana di ricerca della propria identità e delle proprie capacità. La Pallestra consente ad ogni bambino di essere nello stesso tempo sostenuto, stimolato, e lasciato libero nelle proprie iniziative. I rischi che corriamo noi adulti nel sostenere un bambino handicappato o con difficoltà nella crescita e nella conquista delle competenze fondamentali, sono soprattutto quelli di trasformare un aiuto in un’interferenza; e, invece di sostenere, possiamo involontariamente fare al posto di un bambino, impedendogli di procedere nella conquista delle proprie autonomie. Le migliori intenzioni, a volte, non ci impediscono di interferire nel processo di crescita di un bambino, sostituendoci a lui. La Pallestra non può sostituire il contatto con un adulto; ma può costituire un’occasione fondamentale per permettere, ogni giorno, ad un bambino, di mettersi alla prova, di sperimentarsi in una situazione che gli presenta con molta efficacia gli ostacoli adatti al proprio percorso di crescita; e gli permette di osservare gli altri senza per questo sentirsi invalidato da comportamenti diversi da quelli alla sua portata…
Andrea Canevaro, Dipartimento di Scienze dell’Educazione, Università di Bologna, 1988

…Nel corso di questa esperienza, ho potuto osservare altri aspetti, altrettanto se non ancora più significativi, relativi ad altre due importanti funzioni ecologico-educative che la Pallestra ha svolto: quella di organizzatore spazio-temporale generale (sfondo integratore) e quella di mediatore della cooperazione tra i ragazzi.
L'inserimento della struttura fisica ha comportato una riorganizzazione complessiva dell'aula di psicomotricità in cui è stata collocata, rendendo vivo un angolo morto e introducendo un nuovo punto da cui osservare lo spazio aula e ciò che in essa vi era già contenuto. In tutti i ragazzi è stata forte la sensazione che l'aula fosse diventata più grande, che si fosse allargata e questa sensazione di allargamento percettivo si è tradotta in una sorta di allargamento mentale e immaginativo.
Far diventare la Pallestra la porta di un campo di calcio in cui tuffarsi o il viverla come un castello assediato o un fortino da difendere dall'attacco dei nemici, è stato immediato.
Così, il trasformarla in un palcoscenico da cui recitare interagendo con chi stava fuori, o come un angolo di lettura in cui veniva facilitata la drammatizzazione espressiva, o ancora come un luogo di meditazione, un pensatoio, dentro cui il potersi distendere sulla schiena, chiudendo gli occhi e alzando le braccia dietro la nuca, significava anche permettere ai pensieri di vagare liberamente e trovare con più facilità le parole per poterli esprimere.
In tutti i ragazzi che si sono immersi nella Pallestra, infatti, la saturazione sensoriale - in particolare tattile e visiva - ha prodotto una maggiore facilità di eloquio e un arricchimento nell'uso del loro lessico con cui descriversi e raccontarsi.
La facilità di parola, la fluidità comunicativa hanno accompagnato e sostenuto lo sforzo dei ragazzi nel cercare, all'interno della loro area di sviluppo prossimale (Vygotskij),
parole nuove o mai usate, con cui dare una forma verbale a combinazioni di sensazioni ed emozioni mai provate prima e poterle quindi esprimere e manifestare.
Parallelamente a questo allargamento delle loro funzioni comunicative ed espressive, la Pallestra ha operato anche come mediatore pedagogico di razionalità sociale, aiutando gli alunni a ricercare e scoprire, nella rete complessa e anche casuale di interazioni interpersonali, le trame di comportamenti e di azioni più funzionali ed economiche al fine di poter raggiungere lo scopo comune e condiviso del 'contare tutte le palline'…

Abbiamo imparato a organizzare il lavoro in modo che ognuno avesse un compito preciso da fare, secondo il suo ritmo, e quando uno aveva imparato a fare bene una cosa la insegnava a chi ancora non la sapeva fare... e ciò ha reso la fatica più leggera e divertente…
Queste considerazioni fatte dai ragazzi ci dicono come spirito cooperativo, capacità personali e competenze sociali viaggino strettamente intrecciate e come la Pallestra possa funzionare da elemento catalizzatore che ne permette la realizzazione e l'intreccio. L'abbondanza di palline, la possibilità di immergersi contemporaneamente in più di una persona sono condizioni che riducono al minimo il tasso di privatizzazione, di competitività accaparrante.
Le azioni che vengono ispirate dall'agire nella e con la Pallestra - dare e ricevere, lanciare e lanciarsi, raccogliere, cercare, aiutarsi anche per entrare ed uscire dalla vasca - sono tutte rivolte a costruire accoglienza, riconoscimento, scambio, partecipazione, complementarietà e reciprocità, partendo dalla relazione a due e coinvolgendo progressivamente gli altri in un ampliamento naturale
del gruppo.
Giovanni Faccio, Coordinatore gruppo integrazione alunni disabili, IPSSCT 'Almerico da Schio', Vicenza 1999
Motivazione per la presentazione del progetto. Data la tipologia degli handicap di cui sono portatori i nostri alunni, (ai quali intendiamo offrire una reale integrazione socio-culturale) che già usufruiscono delle strutture esistenti e dispongono di esiguo materiale strutturato acquistato con i fondi del diritto allo studio, riteniamo opportuno permettere l'utilizzo della Pallestra quale strumento che può maggiormente incentivare l'intervento educativo-riabilitativo che viene prestato normalmente. La proposta Pallestra verrà estesa a tutti i bambini portatori di handicap: cerebrolesi, bambini iperattivi, con disturbi motori, insufficienti mentali; soggetti down.

Coinvolgimento scuole materne. Riteniamo fondamentale, dati gli obiettivi che lo strumento consente di perseguire, di allargare il più possibile il bacino di utenza dei beneficiari. Saranno le scuole materne ubicate nei pressi del nostro edificio ad utilizzare la Pallestra secondo un calendario reciprocamente condiviso. Implicito è il vantaggio (ai fini di una corretta continuità tra scuola dell'infanzia e primo segmento della scuola dell'obbligo) di cui potranno reciprocamente usufruire i due ordini di scuola da una iniziativa che mira a predisporre i bambini, attraverso l'attività pratica, ad un approccio naturale logico-percettivo, preparatorio all'iter scolastico successivo.

La Pallestra: veicolo privilegiato per un approccio corporeo. Dato che questi soggetti presentano spesso disturbi nella relazione con l'altro, la Pallestra diventa il veicolo privilegiato per un approccio corporeo per comunicare, rispettando la stessa maniera con cui il bambino inscrive la sua sofferenza psicologica in relazione ai suoi problemi: è un'occasione per convogliare educativamente la reattività, l'aggressività, l'inibizione in attività liberatorie e vissute con l'adulto, che non nega l'altro, ma gli consente di essere se stesso; permette un buon intervento sulle condotte motorie di base e sulla progettazione di azioni a partire dal controllo dello schema corporeo: favorisce il contatto, la manipolazione degli oggetti ed il superamento delle paure nell'avvicinamento all'altro con il vantaggio di impedire ai bambini di farsi male durante l'attività; stimola in loro il principio del piacere legato all’azione senso-motoria, che è la chiave che fa vibrare l'alunno in un vissuto positivo di sé nel quale si sente valorizzato e incoraggiato verso produzioni simboliche gratificanti.

Ricchezza percettiva della Pallestra. Quando i bambini vedono la Pallestra mostrano subito un vivace interesse, un senso di gioia e di aspettativa. La notevole attrattiva esercitata dallo strumento è certamente da ricondurre, in ampia misura, alla composita, ma armonica componente cromatica, come a quella sonora. Non è da sottovalutare, però, il ruolo giocato dalle palline in quanto oggetto ludico immediato. La pallina, infatti, è un giocattolo presente ben presto nell'esperienza dei bambini. Le dimensioni delle palline della Pallestra, così come le caratteristiche legate alla materia utilizzata (la plastica) ne fanno un oggetto privilegiato per un'intensa e spontanea attività manipolatoria: la pallina può essere afferrata anche con una sola mano, compressa entro un certo limite, la si può lasciar cadere e poi riprendere, la si può lanciare. Il miscuglio composto dalle palline più gli spazi vuoti determina una grande stimolazione cutanea, che è sia puntuale che discontinua, nel senso che la stimolazione avviene solo nei punti della superificie corporea che verranno in contatto con le palline.

Anche quando ci si immobilizza all'interno della Pallestra, si è in una condizione attiva, in quanto l'attenzione viene continuamente richiamata dai punti stimolati dalla pressione dovuta al contatto con le palline. La rumorosità delle palline ci permette di introdurre uno stretto collegamento con il movimento. E' possibile, infatti, utilizzare la coppia di opposizione movimento-immobilità e rumore-silenzio ad essa correlati. All'interno della vasca è possibile sviluppare diversi giochi, in quanto la forma e le dimensioni facilitano il contatto e la comunicazione. Le dimensioni della vasca consentono di effettuare degli spostamenti al suo interno. Le palline, offrendo una maggiore resistenza dell'acqua, implicano un maggior impegno muscolare per mobilizzare un segmento corporeo. Inoltre è possibile sviluppare tutta una gamma di modalità di entrare in vasca, attraverso i tuffi.

Vantaggi ricavabili da bambini disabili. Dalla riflessione di alcuni educatori, che hanno potuto sperimentare interventi individualizzati con bambini portatori di diverse forme di handicap, riteniamo utile sottolineare alcune considerazioni chiarificatrici relative alla scelta di tale oggetto educativo.

Relativamente all'area senso-motoria la Pallestra:
-permette l'osservazione delle possibilità reali del bambino e delle sue motivazioni al movimento
-favorisce una maggiore richiesta di impegno muscolare da parte del bambino (le palline sono un elemento maggiormente resistente rispetto all'acqua o sabbia o altri materiali “contenuti”)
-contrasta la tendenza all'ipotonia presentandosi come strumento di continua stimolazione
-facilita il controllo posturale (del tronco, del capo...)
-permette di distinguere, riconoscere e stimolare il movimento segmentario
-favorisce tutte le attività preposte alla deambulazione sia motorie che percettive
-permette di sperimentare confini 'calorifici' nella costruzione dell'io-non io (bisogno di sentirsi, definirsi contenuto, protetto, rassicurato)
-favorisce la comprensione dell'equilibrio statico e dinamico
-favorisce la coordinazione uditivo-motoria
-favorisce la coordinazione oculo-manuale
-permette la strutturazione del proprio vissuto attraverso categorie spazio-temporali (rapporti topologici e connettivi logici.

Relativamente all'area psicomotoria: i bambini con ritardi psicomotori presentano generalmente una difficoltà a metacodificare l'atto motorio. Attraverso un percorso rigoroso sulla percezione e l'ausilio di una semplice e chiara comunicazione si mirerà all'espressione spontanea del bambino, del suo fare, del suo movimento, delle sensazioni di ciò che ha vissuto; cioè allo sviluppo di una capacità di codificare l'esperienza intra ed extracorporea.
Quindi la Pallestra:
-permette di esplicare le varie fasi per la percezione degli stimoli:
    * favorendo l'esplorazione sistematica relativamente alle parti del corpo coinvolte
    * favorendo l'uso del verbo: che presenta cambiamento (trasformatore sull'oggetto); che concorda suono + significato (nella comprensione dei termini noti); che spiega e si pone come mezzo per definire le posizioni causali; che spiega e si pone come mezzo per definire le relazioni spazio-temporali
    * favorendo la comprensione del linguaggio, che diverrà univoco, intenzionale, in grado di spiegare e codificare il pensiero proprio e altrui
-permette l'organizzazione dei riferimenti spaziali
-permette l'orientamento temporale
-permette l'utilizzo delle informazioni note per l'elaborazione e la comprensione delle informazioni nuove
-facilita la costanza percettiva
-consente la precisione attraverso regole di modi e di tempi.

Relativamente all'area logico-intellettiva la Pallestra:
-permette di cogliere le relazioni tra oggetti attraverso le operazioni logiche
-permette di rappresentare le operazioni logiche
-favorisce l'associazione tra quantità e simbolo numerico
-consente lo sviluppo di capacità rappresentative per il processo di astrazione…
Direzione Didattica Statale 'Via Russo-F. Pimentel' Milano, 1989




La conquista di questo particolare spazio amplifica ulteriori possibilità: lo scambio, l'infilare, il quantificare, invitano M. ad alcune parole che sta incominciando a comunicare…uno, due, te…palla 'erde'…

da: 'E’ la piscina': immaginari nella Pallestra, Asilo Nido Cervi, Reggio Emilia, 1996

La nostra scuola è composta da due sezioni, di 25 e 28 bambini ciascuna, di età compresa tra 3 e 6 anni, con la presenza di due bambini in situazione di handicap: il bambino, A., è affetto da grave ritardo psicomotorio con incompetenze posturali e psicosi autistica infantile; la bambina, E., da disarmonia evolutiva, deficit visivo, disturbo della comunicazione e del comportamento. La Pallestra è stata acquistata su consiglio del neuropsichiatra infantile per essere utilizzata con A., e si è rivelata subito strumento importantissimo ed utilissimo per tutti i bambini della scuola dell’infanzia…

…Attraverso conversazioni libere o guidate dall’insegnante abbiamo inventato una serie di giochi, due dei quali sono: Il laghetto delle papere e Pesca in mezzo al mare. I giochi ci hanno portato ad effettuare percorsi motori, attività grafico pittoriche, linguistiche e musicali (Un concerto di rane e papere) e suggerito altre attività didattiche per l’anno prossimo: educazione all’ascolto ed alla produzione di suoni e rumori, liberi e strutturati e realizzazione di semplici strumenti musicali. Alla fine di questo percorso ci siamo rese conto che la Pallestra può essere utilizzata come strumento che faccia da 'sfondo integratore' per una programmazione completa e mirata all’interno di una scuola dell’infanzia. 

dal CD-ROM Pallestriamo prodotto dall’Istituto Comprensivo di Marradi, Fi, 1999

…Nel primo approccio all'esperienza, M. è stato accompagnato soltanto dall'educatrice. Dopo essere entrato nell'aula di psicomotricità, M. si è diretto correndo verso la Pallestra; ha cominciato, rimanendo all'esterno, a toccare le palline, a guardarle, a muoverle velocemente, a lanciarle. L'educatrice lo ha sollevato un po' e M. con un movimento veloce è entrato spontaneamente in Pallestra. M. si è mosso poco e ha continuato ad osservare, muovere e lanciare le palline. Le due volte successive M. è entrato in Pallestra con alcuni bambini di tre anni. Ha giocato con più vivacità del solito spostandosi all'interno della vasca, nuotando, lasciandosi coprire completamente dalle palline. Ha condotto con gli altri bambini un gioco parallelo, accettando la loro vicinanza che, solitamente, avverte con fastidio.

L'ultima volta dopo l'esperienza, si è avvicinato ad un tavolo ha preso un pennarello e, spontaneamente, ha cominciato a disegnare sul foglio forme rotonde per la prima volta comparse nelle sue rappresentazioni grafiche. Scuola Materna Comunale Via Montevelino, Milano, 1996

…La nostra scuola è composta da sei sezioni, con alunni portatori di handicap segnalati dall'équipe medica e altri che pur non essendo segnalati presentano notevoli difficoltà comportamentali, di accettazione della relazione con l'adulto e i compagni, di attenzione e rispetto per gli altri e gli oggetti altrui; sono i soliti conosciuti che prima di chiedere mollano un calcio o se vogliono qualcosa lo prendono con la forza. Noi maestre sappiamo o possiamo immaginare da dove derivi questo disagio - la lettura e l'analisi delle situazioni fa parte della nostra professionalità - ma questo molte volte non basta ad individuare percorsi educativi efficaci e positivi per far capire e soprattutto vivere la bellezza della relazione, della fiducia e dell'affettività a questi bambini che poco sanno fare per suscitare simpatia negli altri. Lo scopo della nostra Pallestra è stato proprio questo: suscitare, facilitare, incrementare la rete delle relazioni tra bambini che spesso si isolano o adottano modalità aggressive perché non ne conoscono altre. La Pallestra è diventata un contesto facilitante di dialoghi propositivi, aperti e accoglienti verso 'l'altro', di rispetto delle regole per poter godere della socialità del gioco e del piacere di inventare e fantasticare.

…Così, dopo le prime esperienze spontanee di scoperta, esplorazione, racconto e vissuti liberi, ci si è posti l'obiettivo di finalizzare alcune attività di gioco per far pensare, riflettere, rielaborare le varie esperienze ad un livello di concettualizzazione più elaborato… La Pallestra intesa come 'ambiente da vivere' è stata arredata di volta in volta con tulle, cuscini morbidi, stoffe… molteplici materiali hanno contribuito a rendere ancora più curiosa e stimolante l'esperienza per tutti i bambini della scuola che poi divertiti disegnavano, dipingevano, coloravano al laboratorio di pittura con tempere, acquarelli, pastelli su fogli grandi, piccoli, rotondi come le palline…

Le esperienze condotte nella Pallestra sono state un tuffo nella fantasia, nella corporeità, nella sensorialità e nell'emozione vissuta, raccontata e anche dominata: tuffi da altezze sempre più elevate oppure la scoperta del buio in un ambiente instabile ma non insicuro.

Scuola materna Andersen, Istituto Comprensivo 'A. Moro', Seregno, Mi, 2000

…Il progetto nasce dall'esigenza di utilizzare il sussidio Pallestra al fine di scoprirne le potenzialità didattico-educative per lo sviluppo di soggetti in età evolutiva. In particolare è prioritariamente destinato a due bambini down ed ai piccoli gruppi dei loro compagni, avendo come riferimento culturale la corrente di pensiero vygotskijana.
In quest'ottica non è possibile definire in modo univoco e completo tutti gli aspetti del progetto, in quanto solo sperimentando secondo la metodologia della ricercazione si riuscirà ad articolare un percorso strutturato che tenga presente e valorizzi l'agito ed il vissuto dei bambini. L'osservazione naturale e sistematica rappresenta, quindi lo strumento cardine della metodologia seguita … Oltre alle 9 sedute periodiche più o meno quindicinali, di cui si riporta la trascrizione, sono state realizzate esperienze continue di utilizzo del sussidio che non sono state oggetto di osservazione sistematica e formalizzata ma hanno costituito occasioni ripetute di training, stimolazioni ed opportunità formative.

1a seduta con S. S. viene aiutata a togliersi le pantofole e sollevata di peso per essere seduta tra le palline. Le palline la sommergono. Rimangono scoperti la parte superiore del tronco e gli arti superiori. S. non sorride, sembra attenta per capire cosa le sta succedendo. Comincia a muovere le braccia e osserva lo spostamento delle palline: sorride. Gli arti inferiori sono completamente coperti: non li muove, né assume con il corpo un’altra posizione. Entrano due compagne che, muovendosi liberamente, provocano rumore e spostamenti di palline. S. viene fisicamente coinvolta: è disturbata, non sorride più. Vuole uscire. Si aggrappa al bordo del recinto, con l’aiuto dell’adulto lo scavalca. Ora vive una situazione ideale: è fuori dalla Pallestra e al tempo stesso lancia le palline ai compagni. In questo modo è in grado di controllare la relazione e al tempo stesso di interromperla quando lo decide.

2a seduta con M. In un incontro successivo viene riproposta l’esperienza con M. Aiutato ad entrare, si siede e vive istanti di passività. Si ipotizza in realtà, che stia cercando di raccogliere le sensazioni corporee che il contesto gli ha prodotto. Rimane seduto, non cerca di assumere con il corpo posizioni nuove. Lo sguardo è proiettato fuori dalla Pallestra. Due compagni giocano tra le palline, ma M. non sembra curarsene. Quando l’insegnante cerca di spostarlo, M. perde la sua sicurezza. Tenta allora di uscire, si alza a fatica con l’aiuto dell’insegnante e fa capire che desidera essere allontanato (uso dello sguardo). Nel frattempo S., posizionata fuori, lancia le palline contro i compagni rimasti a giocare. E’ interessata a partecipare mantenendo sempre un limite fisico tra lei e i compagni e, soprattutto, il controllo della relazione.

7a seduta. Sono presenti M. e S. Ci sono poche palline. M. è seduto e non vuole alzarsi, né toccare le palline con lo circondano. L’insegnante lo aiuta ad alzarsi. M. non si muove, sembra deluso per avere una Pallestra quasi vuota e senza compagni. Entrano due compagni: A e D. Ora si muove di più: si alza e si risiede da solo. I movimenti di M. dimostrano fatica: sembra che M. subisca le circostanze senza opporsi. Vengono inserite più palline. Entra S. Lancia con entrambe le mani le palline. Ripete più volte il gioco. Non vuole comunicare (invito dell’insegnante). Entrano G. e N., è contenta. Muove sorridendo braccia e gambe, non cambia posizione, rimane seduta. Sorride quando vede i compagni nuotare e rotolarsi. Cerca di colpire i compagni con le palline. Alla richiesta di uscire non si sposta. Sembra delusa (mimica facciale) perché i compagni sono usciti e, comunque, aspetta che l’insegnante le tenda le mano.

Osservazione di una insegnante: N. ripete un gioco che piace a S. Per questo motivo S. rimane emotivamente coinvolta.

8 a seduta. La Pallestra è colma di palline. S. si toglie le scarpe. Guarda la Pallestra: è titubante, ma decide di entrare. I compagni sono già dentro e stanno cantando. Li ascolta (S. ama la musica). Non osa muoversi né alzarsi in piedi, le palline sono tante. In seguito alle continue sollecitazioni dell’insegnante S. si alza e si sposta lungo il perimetro della Pallestra. Si siede e prende qualche pallina. Entrano due bambine: N. e M. Ora si muove molto più liberamente e si diverte.

…Sicuramente il sussidio è stato funzionale a consentire occasioni di esperienze nuove, da vivere soli o con i compagni attraverso un mezzo fisico articolato che diventa canale di scambio comunicativo, contesto affettivo-relazionale in cui esprimere emozioni, strumento per strutturare ed affermare l’identità personale costruita attorno a successivi momenti ed episodi di incertezza e sicurezza, di percezione corporea e psichica di sé attraverso sollecitazioni piacevoli, insolite o impreviste. I piccoli hanno via via sempre più apprezzato il contesto attuando un approccio di avvicinamento che li rendeva da subito desiderosi di controllarlo, all’inizio anche evitandolo, per diventare assertivi e disponibili pure in tempi più lunghi (fino a 10 minuti) con il passare delle settimane. L’uso della Pallestra può essere considerato un ausilio nel processo di integrazione e di sviluppo dei due bambini down e anche un’opportunità aggiuntiva per i loro compagni. Quindi, il progetto di ricercazione continuerà nel prossimo anno scolastico.
Scuola Materna Collodi, Direzione Didattica Statale 2° circolo di Domodossola, 1999

… Abbiamo utilizzato la Pallestra con M., un bambino con gravi handicap motori e limitate capacità di comprensione e comunicazione.
L’approccio con questo strumento è stato all’inizio di diffidenza; ben presto però M. è stato in grado di familiarizzare con esso e di essere più motivato all’esperienza. La gratificazione ricavata a livello tattile, uditivo, visivo e propriocettivo, insieme all’utilizzo della musica come accompagnamento, hanno permesso a M. di passare da uno stato di completa immobilità e passività a quello di rilassamento e attività col proprio corpo. Abbiamo infatti riscontrato che grazie alla capacità della Pallestra di amplificare i micro-movimenti, per l’effetto dello spostamento delle palline, M. è diventato più attivo e consapevole delle proprie possibilità e quindi più motivato a metterle in atto. Questo strumento è stato inoltre un mezzo ottimale di sviluppo della relazione sia con l’adulto che con i bambini. infatti ha permesso il rapporto ravvicinato tra adulto e bambino, ponendosi come canale di espressione e di comunicazione non verbale di esperienze e di sensazioni profonde legate al bisogno di essere avvolti, protetti, rassicurati e di sentirsi attivi. Verso gli altri bambini della scuola è stato un importante elemento di curiosità e di richiamo. La presenza della Pallestra nell’aula potenziata, insieme ad altri sussidi piacevoli, ha fatto sì che questo locale si sia caratterizzato più come una ludoteca che come un’aula. Questo ha favorito l’attenzione, il coinvolgimento e la partecipazione dei bambini alle attività di M.

Direzione Didattica di Martinengo, BG, 1999

I giochi effettuati nella Pallestra: rotolamenti nelle palline; strisciamenti sulle palline facendo avanti/indietro con il corpo prono (fare il 'verme'); sollevamento della testa o della gamba o del braccio dietro richiesta verbale; individuazione e presa di un oggetto diverso al suo interno (es. palla più grande); affondamento di tutto il corpo nelle palline (c’è/non c’è); afferrare le palline e lanciarle; erigersi e d avanzare nelle palline, hanno favorito un potenziamento della curiosità sensoriale a livello sonoro, tattile e cinetico-visivo, lo stabilirsi di condizioni di allentamento tonico e una collaborazione tonica; un rilassamento dei muscoli del collo all’indietro (inizialmente l’alunno aveva difficoltà a distendersi e a nascondere la testa sotto le palline, ora vi scompare completamente). Inoltre, il prendere contatto con la sensazione unitaria dello schema corporeo ha attivato un processo di integrazione delle varie parti del corpo dalla testa ai piedi (inizialmente l’alunno indicava su un’immagine solo tre parti del corpo, adesso le indica quasi tutte).
La Pallestra con i suoi giochi ha consolidato uno scambio intenzionale che è diventato sempre più consapevole (tirare le palline per averne altre), sedersi e provare a togliere le scarpe prima di entrarvi come da regola stabilita, la condivisione dello spazio e del gioco (buttare dentro la maestra per giocarci insieme), quindi notevoli miglioramenti dal punto di vista relazionale e collaborativo.
Organizzare tutte le attività secondo il principio del piacere, oltre a potenziare le capacità di attenzione e osservazione, di ricognizione e memorizzazione, hanno ampliato la comunicazione…

Marisa De Vitis (pedagogista clinico), La Pallestra nel progetto di psicomotricità con alunni portatori di handicap. Percorso evolutivo psicomotorio. Direzione Didattica del III° Circolo di Rieti, 2000

… Nell’ambito di alcuni percorsi psicomotori viene spesso utilizzata la Pallestra. Questo strumento si è rivelato, per noi insegnanti, molto efficace sia per il recupero di abilità senso motorie in bambini cerebropatici con tetraparesi e deficit cognitivo, sia per i normodotati con problemi di instabilità motoria, ipercinesia e disturbi di scarsa concentrazione (oggi si può affermare che è uno strumento indispensabile per gli uni, quanto per gli altri).

    Rielaborazione di un bambino Down dopo aver effettuato, in Pallestra, giochi per il raggiungimento di abilità riguardanti l’autonomia personale: spogliarsi, vestirsi, abbottonarsi.

Inoltre la Pallestra ci ha permesso di evidenziare e quindi affrontare problemi di relazione che sfuggono alle osservazioni di routine per quel gruppo di bambini sempre più numeroso. Grazie alla Pallestra è possibile attivare una stimolazione psico-corporea e sensoriale che facilita lo sviluppo della capacità immaginativa…
Scuola Elementare, Direzione Didattica 2° Circolo di Capannori, Lu, tratto da Percorsi metodologico-didattici sperimentali per l’educazione del bambino 'grave' in 'I quaderni del si può fare' n. 4, 1997

… Utilizzata per due mesi ha permesso di verificare che:

1) favorisce il rilassamento e l'abbandonarsi. Nel caso di C. è stata utile per le emozioni di benessere che ha suscitato. Infatti, se facciamo oggetto di esame e di analisi gli esiti e gli interventi che abbiamo programmato e compiuto per C. con l'utilizzo della Pallestra, ci rendiamo conto che per lui è stata estremamente importante per il rilassarsi, l'addormentarsi. Immerso in un materiale come questo che 'contiene', il numero di crisi epilettiche è decisamente diminuito e spesso vocalizzava.

2) favorisce la relazione e ridimensiona l'angoscia. E' stata un ottimo aggancio per un bambino compromesso come G. che difficilmente accetta il contatto e l'avvicinarsi di altre persone. Dentro la Pallestra è stato lasciato inizialmente libero e non appena ha trovato un suo 'appoggio' si è messo a ridere. Le sue stereotipie sono diminuite e spesso ha guardato negli occhi l'insegnante che, dentro con lui, lo ha toccato con una pallina che gli ha fatto scorrere prima sulle mani, poi sulle braccia, quindi sul viso...
Non ha mai avuto atteggiamenti problematici e ha dato la mano all'insegnante per esprimere il bisogno di essere tirato fuori quando era stanco.

Esperienze con la Pallestra nella Scuola Elementare Statale 'Quintino Di Vona', Cassano D'Adda (Mi) 'CLASSE ARCOBALENO', le Insegnanti di Sostegno, 1997

…Gli alunni che hanno potuto vivere l’esperienza della Pallestra presentano: disarmonie evolutive (psicotici); minorazioni sensoriali e disturbi motori; insufficienza mentale; svantaggi (nomadi, caratteriali) ... La Pallestra ha offerto preziosi momenti di osservazione delle dinamiche relazionali (bambino-oggetto, bambino-adulto, bambino-bambino), delle graduali conquiste a livello percettivo e cognitivo da parte del bambino. Tali osservazioni si sono rese possibili grazie alla proprietà della Pallestra di porsi come ambiente 'destrutturato', all’interno della scuola. Infatti, generalmente, la Pallestra è stata vissuta come diversa possibilità di acquisire una maggiore autonomia, nel rispetto delle regole e dei limiti oggettivi che la classe quotidianamente propone, con modalità più codificate.
Mentre in classe si richiede il rispetto delle regole date, sia dall’essere in un gruppo numeroso, sia dal dover prestare attenzione continua alle attività più formalizzate, in Pallestra, invece, il bambino è portato a darsi autonomamente regole soggettive e normative.

…Sul piano cognitivo la Pallestra si è rivelata uno strumento con più possibilità d’uso all’interno di eventuali percorsi didattici. Più di altri testimonia le potenzialità di una proposta interdisciplinare reversibile; si delinea un doppio percorso che vede come protagoniste le esperienze di classe e di Pallestra, laddove lo stimolo può partire indifferentemente da una delle due. La nostra esperienza si diversifica per contenuti: alcune di noi programmano per interventi su livelli prescolastici (prerequisiti di base per l’apprendimento), altre intervengono per il recupero strumentale, altre ancora sono addette alla alfabetizzazione rapida (es. nomadi), per cui non siamo in grado di presentare le proposte in dettaglio.
In generale le proposte fatte in Pallestra sono state riprese ed elaborate in contesti diversi. Operatività possibili in questo senso sono state le verbalizzazioni registrate (orali e scritte) e/o rappresentate (iconograficamente). Diversamente si sono verificate anche possibilità di scambio sui ritmi di apprendimento, per cui, ad esempio, in Pallestra accadeva l’elaborazione o l’esperienza legata alla comprensione di concetti trattati in altre sedi: è la dimensione pratica che può offrire all’interno di un percorso di apprendimento in cui la manipolazione di un oggetto tridimensionale, multicolore, mobile, 'contenuto-contenente', permette di sperimentare concetti logico-matematici (partizione, associazioni, corrispondenza ed equipotenza, ecc.), percorsi di formazione linguistica (sintassi e fonetica) ed inoltre strutturazione dello schema corporeo e dei parametri topologici, controllo posturale, produzione del vissuto mediante il linguaggio iconico.

Direzione Didattica Statale ' Via Russo-F. Pimentel.' Milano, 1991

… Esiste infatti una grossa differenza tra sperimentare il rilassamento a terra o dentro la vasca. Quando si è a terra si sospende il rapporto attivo con l’esterno, nel senso che la percezione degli stimoli che provengono dall’esterno diminuisce notevolmente e i sensi, spontaneamente, rivolgono la loro attività verso la percezione di ciò che avviene all’interno del corpo (sensazioni muscolari, senso di pesantezza o leggerezza, di caldo o di freddo, percezione del respiro, del battito cardiaco, ecc.). Nella vasca il rapporto con l’esterno viene mantenuto e questo grazie alle stimolazioni tattili, puntiformi e discontinue che le palline, contenute nella vasca, provocano in tutto il corpo. Il bambino ipercinetico, in questa situazione, quindi trova rassicurata la sua esigenza di rapporto con l’esterno e comincia, nello stesso tempo, a percepire anche la piacevolezza del rimanere fermi semplicemente ad ascoltare.

A tale proposito racconto l’esperienza che ho fatto con un bambino di 11 anni, Alessandro. A conferma di ciò che ho detto prima, durante una proposta di rilassamento a terra, Alessandro tentava in tutti i modi di sfuggire. Poi invece è capitato che in Pallestra si sia immobilizzato per ben 25 minuti; quando in una fase successiva si è trovato a verbalizzare l‘esperienza, ha detto che era stato immobile per ben 5 minuti. Questo fatto evidenzia come, nella sua mente, stare fermo 5 minuti sia tantissimo, tanto che a quel punto 5 minuti o 25 non fa più differenza. Il rilassamento in vasca è stato prima guidato, da me, verbalmente, poi ho lasciato una fase di silenzio e infine ho proposto che quando l’avesse voluto poteva cominciare a riprendere lentamente il movimento. Nonostante ciò Alessandro non si muoveva, ho cominciato a pensare che forse si era addormentato, io stessa ero incredula. A bassa voce l’ho chiamato e lui mi ha risposto immediatamente dicendomi che stava bene e se poteva rimanere…
Appendice a 'La mia stanza': relazione tenuta dalla Prof.ssa Tiziana Piccinelli, Scuola Media Statale 'Falcone-Borsellino', Milano, al Convegno: 'Sulla trasversalità e interdisciplinarietà dell’educazione fisica' - 6 Marzo 1989

Se risulta scontato guardare alla Pallestra come ad un contenitore semiaperto, ma che per il bambino che vi entra diventa topologicamente uno spazio chiuso, e pensare quindi a ciò che dentro, anche di imprevedibile, vi può accadere, è meno scontato pensarla come fattore ecologico e quindi osservare come l'ambiente, all'interno del quale la Pallestra è collocata, si modifica entrando in relazione con essa. Nell'ambito della attività del Laboratorio logico-matematico, dopo una discussione fatta con gli alunni che vi partecipano (3 maschi e 2 femmine compresi tra i 14 e i 17 anni ) sul significato e sull'importanza del 'saper contare' è stato immediato e spontaneo scegliere come attività pratica di manipolazione, osservazione e confronto quella del 'contare, oltre alle palline nere, distinte per colore anche le altre palline contenute nella vasca'. Affrontare questo impegno ha comportato e prodotto negli alunni, a mio avviso, una serie di passaggi cognitivi significativi che hanno prodotto delle complesse ristrutturazioni mentali, anche per le interazioni di tipo ecologico che si sono innescate tra Pallestra e ambiente esterno.
Innanzitutto, superare la separazione fisica tra spazio interno e spazio esterno alla vasca.
Ogni ragazzo ha dovuto fare uno sforzo per immaginare, al fine di gestire la contiguità interno-esterno, uno spazio mentale, uno sfondo diverso da quello fisicamente percepito. Cioè passare da una percezione visiva discreta - scandita dalla opposizione dentro/fuori - all'evocazione di uno spazio immaginato di tipo continuo che, nell'aiutare a contenere la massa totale delle palline, permettesse nello stesso tempo di ideare e verificare procedure operative efficaci per gestire flussi regolari di palline tra il dentro e il fuori. Sono interessanti, a questo proposito, i commenti di Marco e di Davide, raccolti nel corso dell'esperienza. Entrambi hanno messo in evidenza che si è trattato di un lavoro 'faticoso ma bello e divertente'; 'è stata una fatica sensata che ci ha permesso di imparare a dominare le palline'; 'Grazie a questa fatica, ho imparato a costringermi a lavorare in maniera più ordinata e disciplinata'.
Considerazione quanto mai pertinente, in quanto l'operazione di contare oggetti omogenei tra loro, a seconda del contesto in cui è collocata, può dare luogo a percorsi cognitivi e ad esperienze mentali strutturalmente e qualitativamente diverse. Una cosa è contare all'interno di un sistema di osservazione in cui l'osservatore (colui che conta) ha un controllo, anche percettivo, completo dell'oggetto che osserva (le palline da contare). Altra cosa è contare all'interno di un sistema di osservazione in cui si capovolgono le relazioni tra osservatore e oggetto osservato, in cui sono le palline da contare a contenere e quindi, in un ceno senso, a controllare l'osservatore. Nel primo caso si opera in una logica lineare di tipo riduttivo, che funziona per accrescimenti semplici, esprimibile algoritmicamente con la formula n---> n + 1; nel secondo caso, invece, si opera all'interno di un sistema complesso di relazioni dinamiche, di natura anche insiemistica, tutte compresenti nel processo. La struttura aritmetica di riferimento non è più quella della somma ma è quella della partizione.
La massa, la quantità degli oggetti da osservare, discriminare, separare, raccogliere per essere contati mi sembra determini un salto di qualità nelle operazioni cognitive da eseguire, in quanto cambia lo sfondo e la relazione fondamentale, istitutiva dello sfondo-contesto stesso, tra osservatore e osservato. Ciò ha significato per i ragazzi dover ideare e costruire strumenti mediatori che anticipassero e permettessero di dare un ordine controllabile ai flussi di operazioni, che avrebbero poi eseguito e in cui anche la casualità aveva un ruolo.
E' stato naturale per loro arrivare alla scoperta dell'utilità pratica del contare per 2, per 3, per 4 e, quindi, recuperare l'importanza delle corrispondenti tabelline come strumenti di controllo e come macchine accumulatrici
Giovanni Faccio, Coordinatore gruppo integrazione alunni disabili, IPSSCT 'Almerico da Schio', Vicenza, 1999)

 

In Pallestra
21/3 Alla richiesta dell'educatrice: 'Arianna, ascolta il rumore delle palline, reagisce protestando e continuando ad osservare l'educatrice che fa uscire delle palline al di fuori della Pallestra. La bambina non le raccoglie, si sofferma vicino sul bordo alto e guarda le palline all'interno; sorride all'educatrice che le chiede di ributtare dentro le palline, ma non le raccoglie. L'educatrice ripropone di giocare a ributtare le palline all'interno e Arianna partecipa emettendo vocalizzi…


22/3 Arianna si avvicina alla Pallestra e, appoggiandosi alla sponda bassa, prende prima una pallina verde e altre di seguito, riponendole man mano all'interno. L'educatrice muove lentamente le palline e Arianna la guarda sorridendo, ma, alla proposta di partecipare al gioco, rifiuta. L'educatrice dice ad Arianna, indicando ciò che ha in mano: 'è la palla' e lei risponde 'pa'.

22/3 Arianna, sfuggendo alla vista dell'educatrice, esce dalla sua sala e, percorrendo un tratto di corridoio, entra nella saletta dove c'è la Pallestra, tenta di entrare e l'arrivo dell'educatrice la coglie con un piede all'interno della vasca di palline. L'educatrice le offre il suo aiuto per entrare e Arianna accetta di entrare ed uscire per due volte rimanendo però in piedi e rispondendo all'educatrice sorridendo…

25/3 Il gioco segue in un rituale di dentro-fuori dalla Pallestra, nel quale sembra la bambina stessa a segnare i tempi delle diverse fasi. In una di queste fasi accetta di farsi ricoprire con le palline, osservando le due educatrici con molta attenzione. Rivolgendosi a quella all'esterno le chiede la penna che ha in mano e, per un po', si distrae scrivendo sul foglio. Riprende il gioco del dentro-fuori e Arianna accetta di riporre all'interno le palline fuoriuscite. Sembra decisamente più rilassata e il gioco prosegue fino a quando il momento del pranzo lo interrompe.
Eleonora Rossi, Asilo Nido Comunale di Bresso (Mi), 1996
28/5 G. appena mi ha visto, mi ha presa per mano dicendomi che nell'aula c'è una sorpresa. Lui ha aperto la porta e quando siamo entrati, ho visto la Pallestra, e G. si è tuffato subito. Dopo è uscito dalla Pallestra e mi ha chiesto cosa bisogna fare. G. ha preso il blocchetto sul quale (da un pò di tempo) annoto ciò che dovremmo svolgere: annaffiare le piante, aggiornare il calendario, completare il cartellone ed altre attività. Abbiamo terminato il cartellone. Dopo G. si è tuffato nella Pallestra, mi sono avvicinata anch'io alla piscina, e ho suggerito a G. di giocare a nascondino, ma non ha accettato. Allora gli lanciavo le palline, poi alcune palline sono cadute, G. si è messo a gridare, preoccupandosi per la fatica fatta ieri per montare la Pallestra e versare tutte le palline…

29/5 …Svolto i primi due incarichi si rifiuta di procedere. Allora, insieme, iniziamo a giocare a fare i tuffi, uno per volta, nella piscina. Dopo vari tuffi ci ritroviamo tutti e due nella Pallestra e incominciamo un gioco libero. Dopo vari minuti suggerisco a G. di fare un bel gioco: pescare una pallina per volta, contemporaneamente, e confrontarle in base al colore. Accetta. Dopo vari tentativi, finalmente riusciamo a pescare le palline dello stesso colore, ci entusiasmiamo tutti e due e ci abbracciamo. Poi G. mi chiama 'mamma' e lo sento felice e gli accarezzo il viso e anche lui lo fa a me.

30/5-31/5 G. nella piscina si rotola. Poi viene a chiamarci la maestra Fiorella per andare ad addobbare il cortile per la festa, ma G. non vuole. Allora inizia a giocare al gioco della pesca della pallina a sorpresa anche con la maestra Fiorella. Ma quando io e G. troviamo la pallina dello stesso colore non mostra nessun entusiasmo, io apro le braccia per fargli capire, e dopo qualche minuto si avvicina e mi abbraccia. Credo che questa titubanza ci sia stata perché era presente l'altra maestra. Infatti dopo G. si è messo a gridare e a buttare le palline, tanto che l'altra maestra è andata via… Poi è venuto un suo compagno a portargli il dolce perché era il suo compleanno. G. ha rifiutato la torta, ma ha chiesto di invitare i suoi compagni ed è uscito dalla Pallestra per andare a chiamare i compagni. Quando sono venuti i compagni (tre) ha detto loro di togliere le scarpe e si sono buttati nella Pallestra.
Esperienze con la Pallestra Insegnante di Sostegno Teresa Greco, Scuola Elementare Statale 'Bauer', V° Circlo Didattico, Cinisello Balsamo, Mi, 1996
letture
Elenco documenti appartenenti alla sezione integrazione scolastica, in ordine cronologico.

Andrea Canevaro, Dipartimento di Scienze dell’educazione - Università di Bologna, 1988

Giovanni Faccio - Coordinatore gruppo integrazione alunni disabili - IPSSCT 'Almerico da Schio' - Vicenza - 1999

F. Niccoli - Direttore Didattico; G. Cicurnia - Collegio Docenti; C. Burinato - Cons di Circolo Direzione Didattica Statale 'Via Russo - F. Pimentel' Milano, A.S. 1988/89

Eleonora Rossi — Asilo Nido Comunale di Bresso (Mi), 1996

'Esperienze con la Pallestra' Insegnante di Sostegno Teresa Greco - Scuola Elementare Statale 'Bauer' - V° Circlo Didattico - Cinisello Balsamo - Milano - Maggio 1996

Daniela Castagnaro - educatrice - Asilo Nido 'La Filastrocca', S.ta Lucia - Verona, giugno 2000

'Pallestriamo' CD-ROM prodotto dall’Istituto Comprensivo di Marradi (Fi), 1999

Scuola Materna Comunale Via Montevelino — Milano, 1996

Scuola materna 'Andersen' - Istituto Comprensivo 'A. Moro' - Seregno (Mi) A.S. 1999/2000

Scuola Materna Collodi — Direzione Didattica Statale 2° circolo di Domodossola, 1999

Direzione Didattica di Martinengo — BG - 1999

Marisa De Vitis (pedagogista clinico), La Pallestra nel progetto di psicomotricità con alunni portatori di handicap — Percorso evolutivo psicomotorio. Direzione Didattica del III° Circolo di Rieti, A.S. 1999/2000

Scuola Elementare — Direzione Didattica 2° Circolo di Capannori (Lucca), tratto da Percorsi metodologico-didattici sperimentali per l’educazione del bambino 'grave' in 'I quaderni del si può fare' n. 4 — Anno Scolastico 1996/97

Esperienze con la Pallestra nella Scuola Elementare Statale 'Quintino Di Vona' - Cassano D'Adda (Mi) 'CLASSE ARCOBALENO' — le Insegnanti di Sostegno — 1997

Direzione Didattica Statale ' Via Russo - F. Pimentel.' Milano, Anno Scolastico 1991

Appendice a 'La mia stanza': relazione tenuta dalla Prof.ssa Tiziana Piccinelli (Scuola Media Statale 'Falcone — Borsellino' V.le Sarca — Milano) al Convegno: 'Sulla trasversalità e interdisciplinarietà dell’educazione fisica' - 6 Marzo 1989

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